Desenzano: tempesta perfetta, il giorno dopo.

LA TEMPESTA PERFETTA! IL GIORNO DOPO

Come in tutti gli eventi catastrofici che si rispettino il giorno seguente è quello in cui si contano i danni, si medicano le ferite e si raccolgono idee ed energie per ritornare quanto prima alla normalità.

Quanto accaduto domenica resterà nelle nostre memorie per decenni, come tutti quegli eventi che per una serie di combinazioni e circostanze assumono sembianze uniche ed effetti imprevisti e forse imprevedibili. Tuttavia il manifestarsi ormai non più così raro di eventi atmosferici con caratteristiche anomale e straordinarie rispetto a ciò a cui siamo sempre stati abituati ci impone di riflettere sul nostro grado di preparazione e sulla adeguatezza o meno di tutto ciò che in questi anni è stato pensato e realizzato, e che sarà chiamato sempre più frequentemente a confrontarsi e scontrarsi con la natura, che rivendica con forza gli spazi che l’uomo in questi anni gli ha sottratto. Nello specifico il rapporto tra terra e lago, tra uomo e natura lungo le nostre coste, imbrigliate sempre più in lingue di cemento e strutture d’acciaio, ha mostrato nell’arco di 12 ore tutta la sua debolezza e fragilità.

Possiamo imparare qualcosa da questa traumatica esperienza e trarne preziosi insegnamenti per correggere in futuro gli errori del passato? Assolutamente sì, dobbiamo!

Non è nelle facoltà di un amministratore locale invertire questo rapido cambiamento climatico o rallentarne l’evoluzione, ma è dovere di chi governa un territorio fare il massimo per tutelare il proprio ambiente e i cittadini che lo vivono, garantendo quell’equilibrio reciproco che appare sempre più spesso estremamente fragile.

Nella prima fotografia si vede quello che resta della passeggiata a lago in località Spiaggia d’Oro a Desenzano, a causa degli effetti della tempesta di ieri la maggior parte dei rivestimenti in travetti di legno di tutta la passeggiata a lago sono andati distrutti, con loro anche gli impianti elettrici e l’illuminazione a raso, in molti punti è stata seriamente danneggiata anche la pavimentazione in cemento, soprattutto dove presenti parti in pietra o marmo, come al Desenzanino o nel tratto di passeggiata che da Desenzano porta verso la Lepanto (peraltro già pesantemente danneggiata nelle scorse settimane). Diversi pontili sono andati completamente distrutti, soprattutto a Sirmione, innumerevoli gli alberi sradicati, diverse anche le imbarcazioni che hanno rotto gli ormeggi e si sono spiaggiate.
Lo scenario è inquietante e rende l’idea anche a distanza di ore della potenza scatenata dal vento che ha soffiato con incredibile forza e costanza per tutta la giornata di domenica.
I danni ammonteranno a diverse centinaia di migliaia di euro, probabilmente diversi milioni considerando anche i comuni limitrofi. Appare evidente come modalità costruttive ormai consolidate e riportate sistematicamente in tutti i capitolati tecnici dei recenti progetti di passeggiate a lago appaiano oggi sostanzialmente inadeguate a condizioni sicuramente eccezionali ma a cui, ripetiamo, dovremo abituarci.

Nella seconda fotografia siamo in territorio di Sirmione località Brema, pochi chilometri a Est rispetto al punto precedente, anche qui il vento ha picchiato forte per ore, eppure se non fosse per qualche sasso che nel primo tratto ha invaso la passeggiata quasi non ce ne accorgeremmo.
In questo tratto di costa il camminamento corre a meno di 5 metri di distanza dall’acqua, il livello è pochi centimetri sopra quello del lago e non ci sono né grossi massi frangiflutti né tanto meno muraglioni di cemento armato a proteggere l’uomo dal lago in tempesta.
Eppure qui quel sottile equilibrio che in molti altri tratti si è infranto rovinosamente ha resistito alla perfezione, garantendo una ottimale convivenza tra uomo e natura anche in condizioni estreme.
Cosa ha reso possibile tutto ciò?
Innanzitutto una riva che degrada dolcemente, al posto di corpi estranei ed ostacoli che subiscono inevitabilmente la furia del lago, poi un sottofondo composto da terra sul quale cresce un rigoglioso prato naturale che si spinge fino al bagnasciuga e che con le sue radici crea una indistruttibile rete sotterranea, al posto di infinite distese di ghiaia e sassi di riporto pronti a essere trascinati per metri dalla spinta delle onde, una fascia di vegetazione a canneto che occupa i primi metri verso il largo funge da primo freno smorzatore per le onde pronte a infrangersi, seguita a riva da un folto cespuglio di rovi e arbusti intrecciati tra loro a formare un formidabile air-bag naturale, un cuscinetto dalle incredibili proprietà meccaniche in grado di assorbire una quantità impressionante di energia dissipandola semplicemente assecondandone i movimenti senza cedere di un centimetro e spezzettando quella enorme mole d’acqua in mille innocui rivoli.
Un insieme di dispositivi naturali abbinati sapientemente per fronteggiare qualsiasi avversa condizione atmosferica che anche questa volta non hanno ceduto alla violenza del lago in tempesta.

Il confronto tra le due differenti situazioni è chiaro ed eloquente e fornisce tutte le risposte e le indicazioni necessarie al progettista che volesse comprendere e capire quali sistemi adottare per fronteggiare al meglio circostanze naturali eccezionali ad oggi mai considerate.

Il Movimento 5 Stelle ha citato più volte questi esempi parlando di RINATURAZIONE DELLE COSTE, ottenendo spesso scarsa considerazione o addirittura derisione, ma eventi straordinari come quello di domenica consentono malgrado tutto di testare il reale funzionamento, o malfunzionamento, di ciò che ad oggi è sempre stato considerato l’unico modello possibile e ciò a cui ispirarsi per la gestione della fascia a lago dell’intero territorio gardesano, rendendo giustizia invece a soluzioni e proposte alternative mai realmente e seriamente prese in considerazione.
Soluzioni purtroppo non sempre attuabili, soprattutto in quei punti dove ormai urbanizzazione e lago sono arrivati allo scontro frontale con muri di cinta delle abitazioni che affondano direttamente in acqua, ma che in molte altre zone ancora recuperabili meritano di essere considerate e vagliate come reale alternativa a scogliere di pietra a protezione di distese di ghiaia, costose nella realizzazione e costosissime nella manutenzione, ma soprattutto incredibilmente vulnerabili alla forza di un lago che intende riappropriarsi degli spazi sottrattigli.